Pronto a chiamare il piattello? E’ sicuramente una delle fasi più ricche di adrenalina nel tiro a volo: il momento in cui parte la caccia al bersaglio. Pochi istanti dove l’atleta si focalizza solamente sul suo obiettivo. Puntare e centrare. Detto così, lo sport sembra estremamente facile. Ma in realtà non è proprio così…

Chi si trova all’inizio del percorso e si mette ad imbracciare un fucile in pedana, sa benissimo che i primi piattelli sono tra i più difficili, anche per chi ha dimestichezza con l’attività venatoria. Soprattutto da neofiti, quando i colpi vanno spesso a vuoto e ci si potrebbe scoraggiare, occorre trovare le giuste tecniche per superare gli ostacoli.

Non bisogna disperare dunque, perché è necessario tanto allenamento per il tiro al piattello. Di cartuccia in cartuccia arriveranno i primi risultati e con questi aumenterà la voglia di praticare questo bellissimo sport.

Ecco allora una serie di tecniche ed esercizi che saranno sicuramente utili, perché efficaci. Pratiche sia “fisiche”, che mentali. Il bersaglio infatti, si centra anche (e a volte soprattutto) con la vista e la concentrazione.

Pronti a colpire il piattello? Prendiamo il via con qualche consiglio pratico.

Mirare con la “testa”: le basi di un allenamento per il tiro al piattello

Se la preparazione fisica è molto importante per gestire gli spostamenti dell’arma, il rinculo e garantire una corretta postura, è altrettanto importante non trascurare mai la mente. Il suo affaticamento infatti nelle competizioni può essere fatale in termini di risultati.

Per migliorare il proprio livello di concentrazione, l’addestramento dei movimenti deve andare di pari passo con l’esercizio per rallentare la tensione.

Il riposo, la fase per “ricaricare le pile”

Iniziamo parlando di uno dei momenti che potrebbe sembrare il meno produttivo, ma che in realtà non è così. Stiamo parlando della fase di riposo. La condizione cioè in cui sono finite sia le sessioni più dure di allenamento sia le gare ed è giunto il tempo per ritrovare la forma giusta e per lavorare su quegli aspetti che vogliamo rinforzare. Aspetti quindi che richiedono il miglioramento di qualche tecnica.

Molti atleti scelgono di mettersi in pausa lontani pure dal fucile, per staccarsi completamente dall’agonistico. Ma si potrebbe ugualmente continuare ad usare un’arma, per non perdere troppo il contatto con il grilletto. Perché allora non provare la pistola, o cimentarsi con una disciplina diversa dal solito?

Non contano i risultati in questo caso. Si tratta solo di un divertimento. Ne suggeriamo alcune qui.

La formazione tecnica

La preparazione tecnica è fondamentale per un buon allenamento per il tiro al piattello. Bisogna sempre avere la giusta padronanza del proprio fucile e conoscerlo alla perfezione. Oppure, se si vogliono cambiare le impostazioni, queste vanno provate e riprovate.

Il fucile infatti è lo strumento per raggiungere lo scopo principale, cioè “fare a pezzi” il bersaglio. Come abbiamo già detto più volte nel corso dei nostri articoli, è di primaria importanza avere il giusto calcio, componente che permette all’arma di configurarsi in maniera ottimale alla fisionomia del tiratore. Per questo Futur K6-Am ha moltissime regolazioni, per adattarsi ad ogni esigenza di tiro.

Molti tiratori impegnano l’estate per queste pratiche, pensando siano i mesi migliori. Ma cambiare a metà stagione è spesso errato. Vanno trovati quindi momenti idonei.

La formazione mentale

Come per l’allenamento tecnico, sarebbe meglio dedicarsi anche alla formazione mentale in un momento della stagione agonistica maggiormente libero nel calendario delle attività. Anzi, le due parti dell’esercitazione si potrebbero combinare tra di loro alla perfezione.

Le abilità mentali da sviluppare maggiormente sono diverse, e includono:

–  La definizione degli obiettivi
– La pianificazione degli obiettivi
– Il controllo dell’ansia
– Le capacità di visualizzazione del piattello

La formazione fisica

Avere un corpo allenato è sicuramente essenziale per riflessi sempre pronti e per gestire bene rinculi o spostamenti del fucile. Inoltre avere un fisico preparato garantisce un minore affaticamento e quindi consente di poter meglio sopportare momenti di maggiori stress. Specie durante il periodo in cui le sessioni sono ravvicinate tra di loro.

Prima della gara, allenarsi… sulla gara

Un titolo che suona strano, ma avere il quadro della situazione prima di scendere in campo può essere la carta vincente. Prima di una competizione si potrebbe allora prevedere una simulazione reale, seguendo gli ordini di tiro e confrontandosi con le condizioni della gara.

Questa fase è infatti quella in cui il tiratore si dedica a mettere in pratica tutto ciò che è stato fatto durante l’allenamento per il tiro al piattello. Serve quindi molta pratica per non lasciare nulla al caso.

Mettersi alla prova, ecco alcune tecniche di allenamento

Il tiro al piattello è un’attività che richiede molta pratica. E’ importante quindi prendersi del tempo..
L’allenamento va seguito con costanza, perché i risultati più significativi iniziano a vedersi solo dopo parecchi colpi. Però ci sono diversi suggerimenti che possiamo dare per rendere la parte del principiante più breve possibile e poter iniziare così a divertirsi nel centrare correttamente i bersagli.

Seguire il proprio istinto

Il nostro istinto naturale, se allenato e lasciato libero, può essere di grande aiuto nella mira. E’ un po’ come andare in bicicletta, o guidare una vettura. Con il tempo si acquistano infatti tutti quegli automatismi che il cervello immagazzina, mettendoli da parte, e che durante la pratica utilizzerà all’occorrenza, senza pensarci troppo.

Sarà la stessa cosa se prendiamo come riferimento il “gioco” che si viene a creare tra occhi e mani. Lo sguardo fisserà l’obiettivo e le braccia si muoveranno in armonia. Così il piattello verrà centrato. Più facile a dirsi che a farsi? E’ solo una questione di esercizio.

Iniziare con piccoli passi

Il tiro a volo è una pratica davvero bella, che ci mette alla prova e aiuta a farci superare i nostri limiti facendoci conoscere le nostre capacità. E’ uno sport che però ha bisogno di addestramento, di costanza e di iniziale umiltà. Non basta, del resto, imbracciare il fucile per centrare tutti i piattelli. Ribadiamo quindi che è importante prendersi del tempo…

Non serve, cioè, partire subito con la foga, sparando in ogni postazione decine e decine di cartucce. I risultati si vedono e si raggiungono solamente con la pratica. Una volta poi che aumenta la dimestichezza con l’arma e si innescano con essa degli automatismi, allora si possono implementare i colpi.

Certamente agli inizi è sempre meglio prendere un allenatore, capace di insegnare le basi di tiro, aiutare a trovare la giusta postura e far avvicinare a questa disciplina. In un secondo momento si potrà iniziare anche ad andare sul campo da soli.

Ma occorre restare “carichi” anche a casa. Qui, con tutta calma, si puo lavorare sul montaggio dell’arma e soprattutto sulle varie posizioni di tiro. E’ importante ripetere le operazioni diverse volte, concedendosi qualche minuto per riposare le braccia. Se si dispone anche di una buona preparazione fisica, si acquisirà una maggiore rapidità in pedana nel poggiare il fucile in spalla.

Anticipare il movimento del piattello

Nelle discipline olimpiche il lancio segue alcune regole, che certo possono variare di volta in volta. Ma “leggere” il volo del piattello e capire la sua traiettoria permetterà di essere più veloce.

Specie quando si muovono i primi passi in pedana, bisogna iniziare ad osservare con molta attenzione i movimenti dei tiri e come questi vengono ingaggiati. E’ importante entrare nei meccanismi, vedere come gli altri atleti si posizionano prima di chiamare un bersaglio. Non basta imbracciare l’arma e sparare, perché l’allenamento per il tiro al piattello contempla pure una fase di analisi.

C’è chi dice che ogni tiratore e ogni tiro sono diversi tra di loro. In parte è vero, ma il punto di presa è sempre lo stesso: quando il bersaglio si focalizza negli occhi, diventando nitido.

Trovare il momento giusto per sparare

Appena un piattello viene ingaggiato, occorre domandarsi quando bisognerà premere il grilletto. Il momento migliore è quello in cui si è determinato un punto di attesa, prima di aver chiamato il bersaglio. Di gran peso è allora individuare sia la velocità di lancio che lo spostamento del tiratore, facendoli combaciare. Da lì si può “far fuoco”. Anche in questo esercizio la pratica è imprescindibile.

Bisogna provare e riprovare, più e più volte, per percepire tutte le variabili che ci sono sul campo. Considerevole è stabilire quello che possiamo definire come una memoria. Il nostro corpo cioè deve in automatico istruirsi con questi spostamenti, facendoli suoi in maniera naturale. Solo in questo modo si riuscirà a raggiungere lo scopo. Tale abilità in effetti cresce sicuramente in fase di allenamento.

Non abbiamo detto nulla sul grilletto. Premerlo in maniera convinta, non lenta come avviene ad esempio con altre armi. Occorre un’azione rapida e decisa.

Inoltre è necessario far attenzione allo sguardo. Gli occhi devono essere sempre aperti entrambi. Non bisogna chiuderne mai uno, perchè non si sta utilizzando un mirino…

In sintesi, ecco come allenarsi in modo efficace

Ora che abbiamo parlato di tecniche e di suggerimenti, facciamo un ultimo rapido schema su altri consigli che possono essere molto utili. E riportiamo al centro alcuni punti già elencati in precedenza.

Imparare i meccanismi: prendiamo ad esempio lo Skeet. Possiamo dire che in questa disciplina, sostanzialmente, i piattelli sono lanciati allo stesso modo (cambia la posizione del tiratore). Quindi imparare le tecniche standard per colpire i bersagli può essere sempre una questione positiva.

Non rinunciare ad un allenatore: specie se si è novizi. Tramite un buon allenatore si può già raggiungere un buon livello. Analizzerà infatti i difetti da migliorare e imposterà un percorso.

Trovare la soluzione: per migliorare bisogna sempre anticipare le situazioni. Quando sta per sopraggiungere un problema bisogna trovare subito il modo per risolverlo.

Imparare a competere con gli altri: il talento non basta. Nel tiro a piattello si cresce molto gareggiando, superando cioè gli ostacoli. Rispettando però sempre l’avversario. Da lui si può apprendere molto.

Lavorare per step: non si diventa esperti dall’oggi al domani, ma compiendo un percorso. La parte più dura della salita sarà l’ultima, quando appunto occorrerà essere sempre più accurati e precisi. Lavorare quindi per gradi di apprendimento.

Liberare la mente: la concentrazione è essenziale per un tiro di successo.

Acquisire fiducia in se stesso: un tentennamento all’ultimo istante può far perdere frazioni di secondo preziose, mancando il bersaglio. Bisogna invece abituarsi ad essere decisi e convinti dei propri mezzi.

E l’equipaggiamento?

E’ sicuramente una componente molto importante. Avere un’attrezzatura valida migliorerà di molto le prestazioni. Però, specialmente in una fase iniziale, non bisogna per forza focalizzarsi nell’acquistare tutto quello che sembra necessario. Basterà prendere solo l’occorrente e poi di volta in volta migliorare l’ equipaggiamento. La cosa più importante è Iniziare imparando la tecnica per appassionarsi rapidamente a questo bellissimo mondo.