Nel 1900, durante la seconda olimpiade dell’Era moderna a Parigi, viene inserita per la prima volta in gara la disciplina della Fossa Universale, anche se ammessa solo come sport facoltativo. Inizia così a crescere l’attenzione verso quello che sarà poi conosciuto come il tiro a volo.

In effetti, la partecipazione alla competizione internazionale olimpionica ha portato tanta pubblicità, con l’attività che è cresciuta di anno in anno. Sono del resto 22 le edizioni dei Giochi che hanno visto protagonisti tiratori e, secondo le stime, quasi cinquemila atleti provenienti da 150 Paesi hanno partecipato imbracciando un’arma.

Prima di illustrare le discipline del tiro al piattello, è importante osservare come le Olimpiadi siano strettamente collegate alla loro diffusione, in quanto offrono l’opportunità di cimentarsi con i migliori tiratori al mondo e rappresentano uno stimolo per far conoscere le varie attività.

Lo Skeet infatti ha esordito nel 1968, mentre è più recente la presenza della terza disciplina: il Double Trap. Tale vetrina pertanto è sempre stata essenziale per spingere le persone ad avvicinarsi alla pratica.

L’importanza della rete: nasce la Federazione Italiana Tiro Al Volo

Un fattore considerevole è quello riguardante l’unione di intenti; infatti in Italia il tiro a volo ha iniziato ad avere consensi quando nel novecento è nata la Fitav, l’attuale federazione nazionale, anche se la crescita non è stata subito immediata causa la mancanza di impianti idonei.

Le prime presenze di atleti italiani nel circuito che conta (ed i primi successi che sono arrivati con esse) sono state un grande volano. Come il primo titolo internazionale nel 1959 e la prima spedizione italiana alle Olimpiadi di Helsinki nel 1952.

Prima della nascita della federazione infatti, non c’era un criterio direttivo valido per tutti, e le varie società si gestivano in modo autonomo.

Tuttavia nel 1926 Ettore Stacchini, pioniere in questo senso, ha deciso di istituire una federazione (che l’anno successivo ha preso l’odierna dicitura) dando modo così ai tiratori italiani di farne parte e di conseguenza anche di aumentare le presenze in pedana. 

Come ricorda anche l’enciclopedia Treccani, dai 237 praticanti del 1926 si è arrivati ai 7685 di maggio 1936 e, in dieci anni, si è passati da 25 società a 693.

Numeri davvero interessanti, che hanno portato l’Italia a primeggiare in campo internazionale. Il nostro medagliere, attualmente è uno dei più ricchi tra i continenti.

Entriamo adesso nel cuore di questo nostro articolo e illustriamo quali sono le discipline del tiro al piattello.

Quali sono le discipline del tiro al piattello

Le discipline su cui porremo attenzione sono solo quelle olimpiche, dal momento che sono le più note e praticate. Per iniziare è opportuno fare una panoramica generale sulle differenze tra Fossa Olimpica (o chiamata anche Trap), Skeet e Double Trap. 

Esiste poi il ramo del cosiddetto Percorso Caccia (Sporting Clay), che sta sempre più prendendo piede.

Se si è principianti di questo sport, consigliamo di leggere un precedente articolo in cui abbiamo dato preziosi consigli sulle prime cose da fare quando si vuole iniziare a scendere sul campo.

Va pure sottolineato come ogni disciplina abbia il proprio fucile specifico, in modo che si adatti meglio alle varie esigenze della disciplina stessa. Per questo motivo gli esperti, specialmente all’inizio, suggeriscono un’arma che sia più versatile possibile, per consentire di prendere contatto a 360 gradi con questo sport.

La cosa indispensabile è avere un calcio compatibile con la propria fisicità, favorendo il corretto allineamento. Ad esempio il nostro calcio Futur-K6AM, con le sue infinite regolazioni, è l’ideale, riuscendo ad essere messo a punto in svariati modi. Entriamo ora nel dettaglio delle varie discipline olimpiche.

Fossa Olimpica o Trap

In questa disciplina si spara da una linea di tiro rettilinea che si trova a quindici metri dietro la fossa con i lanciapiattelli e in cui ci si alterna. 

I tiratori si trovano a passare su cinque pedane, ognuna delle quali è collegata a tre macchine lanciapiattelli predisposte sotto la fossa di tiro. Le macchine lanceranno rispettivamente, un piattello centrale, uno a destra e uno a sinistra con le diverse angolazioni, che fanno riferimento a schemi ben precisi. 

La successione dei lanci viene scelta casualmente. Il tiratore quindi non conosce con quale angolazione partirà il piattello. Una volta posizionato con il fucile imbracciato e due colpi in canna, il tiratore si appresta a chiamare il piattello con un colpo di voce e fare il movimento per sparare.

La difficoltà sta proprio nell’uscita: nonostante il tiratore conosca i tempi (il piattello viene chiamato e parte dopo il segnale del tiratore) bisogna intercettare la direzione, che subisce alcune variabili sia sul piano orizzontale (dove può avere un margine di 90 gradi), sia su quello verticale (con l’altezza da un metro e mezzo fino a tre metri e mezzo).

La Fossa Olimpica è la prima disciplina nata nel Tiro a Volo ed è sicuramente la più praticata in Italia. Il macchinario di tiro si trova dentro una fossa, nascosto alla vista di chi spara. E’ proprio questa infatti, la caratteristica da cui prende il nome.

In tale disciplina si tende a scegliere un fucile sovrapposto con canne che possono avere una lunghezza tra 740 e 760 mm, ma c’è anche chi adotta lunghezze maggiori.

Guida approfondita alla disciplina del Trap

Skeet

In questa specialità si compie un percorso, composto da otto pedane (tre in più del Trap), che si trovano in un semicerchio con raggio di 19,20 metri. All’estremità sono collocati i lanciapiattelli: quello a sinistra si chiama Pull, quello a destra Mark. Le due macchine lanciano il piattello sempre allo stesso modo.

Nonostante il tiratore conosca la direzione e l’altezza, la difficoltà consiste nel doversi sempre spostare, posizionandosi in una delle otto pedane del circuito.

Non solo, poiché il tempo di lancio ha delle variabili, che vanno da zero a tre secondi dalla chiamata del tiratore. Gli impegni maggiori poi riguardano il confrontarsi con angoli, direzioni e distanze sempre diverse.

Il tiratore deve aspettare il piattello in posizione di attesa (con l’arma ancora non imbracciata) ed ha a disposizione un solo colpo a piattello e due in canna.

Si tratta di una delle discipline del tiro al piattello di più recente istituzione alle Olimpiadi ed ha subìto delle modifiche rispetto al passato. Sviluppatosi infatti in America, alle origini, le posizioni erano dodici. Era stato chiamato “Around the clock”, rifacendosi alle dodici ore del quadrante di un orologio. Ha assunto il nuovo nome nel 1926 ed è una disciplina entrata nei Giochi a partire dal 1968.

Anche per lo Skeet si opta per un fucile solitamente sovrapposto con canne comprese tra 680 e 710 mm e con strozzature minime vista la breve distanza dei bersagli. Pieghe e deviazioni del calcio sono in genere neutre.

Double Trap

In questa disciplina i tiratori continuano ad alternarsi su cinque pedane come nella Fossa Olimpica, ma sono presenti due piattelli che vengono lanciati simultaneamente. La traiettoria è fissa ed il tiratore ha due colpi in canna per colpirli entrambi. L’attesa è in posizione non predeterminata.

Ad ogni pedana corrispondono tre lanciapiattelli e l’ordine di lancio viene stabilito all’inizio; i piattelli vengono fuori in progressivo.

Il tiratore pertanto conosce la traiettoria e il programma scelto per i due bersagli. Le variabili nel lancio sono quelle del piano orizzontale (che ha un raggio di 30 gradi) e dell’altezza, che può cambiare da tre metri a tre metri e mezzo.

Il Double Trap è la pratica più recente, introdotta alle Olimpiadi nel 1996, che ha avuto risonanza internazionale a partire dagli anni novanta. Come è facile intuire dal nome, è molto simile al Trap, fatta eccezione dei piattelli da colpire che sono due.

Tra le tecniche utilizzate c’è quella di un tiro a fermo per centrare il primo piattello, ed un secondo seguendolo in movimento.

Nel 2017 si è avuta notizia che il Double Trap è uscito dalla competizione olimpionica e in Tokyo 2020 sarà sostituito da una gara a squadre a coppie miste, un uomo e una donna, che si disputerà nel Trap. Il Double Trap per il momento rimarrà ai Mondiali, ma sicuramente la decisione olimpica avrà grande risonanza, impoverendo notevolmente questa disciplina.

Il Double Trap ha sicuramente avuto la forza, vista la sua spettacolarità, di attrarre e appassionare anche i neofiti ed anche in queste competizioni l’Italia, talento indiscusso del piattello, aveva collezionato medaglie e successi.

Il Percorso Caccia (Compak & Sporting Clay)

In questa attività si cerca di avvicinarsi alle modalità tipiche della pratica venatoria. Così i piattelli vengono lanciati seguendo traiettorie che simulano più possibile il volo o i movimenti delle varie selvaggine.

Molto importante è anche lo scenario, che è consigliabile sia il più naturale possibile. Inoltre è richiesto tanto movimento, essendo un percorso con moto dei bersagli variabile (ad esempio la “lepre” è un piattello che viene lanciato ad altezza del terreno).

Il settore giovanile: come muovere i primi passi in pedana

Come hanno confermato gli stessi campioni azzurri in più interviste, la maggior parte delle persone si avvicina a questo sport fin da bambino seguendo la passione di un familiare.

Sicuramente non c’è mai limite di età per imbracciare l’arma, ma in questa parte del nostro articolo vogliamo osservare quali sono i passaggi per avvicinarsi al settore giovanile.

La prima cosa da fare per poter praticare le varie discipline del tiro al piattello è quella di tesserarsi FITAV. Lo ricordiamo brevemente: costa 50 euro, ha validità per tutto l’anno e consente l’accesso a tutti i campi da tiro in Italia. La cosa non da trascurare è che prevede una specifica copertura assicurativa, inoltre i tesserati possono partecipare a tutte le gare del circuito.

In base all’età, si possono fare due tipi di tesseramento: esiste infatti la tessera per lo svolgimento delle attività didattiche, che si può ottenere a sei anni, e quella per praticare l‘attività sportiva federale (cioè per partecipare alle gare) che dal 2007 è stata portata a tredici anni (in passato bastava aver compiuto dieci anni).

Nel corso dell’anno, preferibilmente nel periodo scolastico, la federazione organizza sui vari territori, corsi sulle specialità olimpiche Fossa e Skeet, con maschi e femmine che sono suddivisi all’interno delle varie manifestazioni federali a seconda delle fasce di età.